da/su “ossidiane”

gli inediti che leggo a Bologna domani, 22 ottobre, in occasione del Riassunto di ottobre (proposto e curato da Sergio Rotino), saranno dai due percorsi che occupano il mio laboratorio direi interamente da vari anni: Oggettistica, di cui si leggono qui vari link, e ossidiane.

delle ossidiane – lavoro iniziato nel 2001 – non c’è molto in rete. e alcune cose comparse, per esempio qui, sono poi state sottoposte a varianti anche forti.

(ma un’altra, legata a immagini di Guido Guidi, non ha invece subito quasi modifiche; è qui: http://pontebianco.blogspot.it/2013/10/g3ottobre-mg-2013.html)

c’è poi una pagina del 2011, con annotazioni che penso ancora valide, all’indirizzo https://slowforward.files.wordpress.com/2011/09/documento_per_ossidiane_e_neuston.pdf

infine trascrivo due appunti recenti, inediti fin qui:

(1)

lavorando a Language plot against the aliens (l’incipit è leggibile qui), mi sono reso conto che si tratta di qualcosa come una lunga ossidiana.
il suo essere nata da un testo tecnico in inglese, randomizzato e in fieri, in frammentazione, mi permette anche di capire cosa sono le ossidiane italiane.
in inglese posso contare su una disponibilità forte del materiale ad essere frammentato. l’inglese non spinge le frasi uninominali, e l’esasperata mutilazione di segmenti e gruppi sintattici, verso ermetismi e preziosismi. posso sgretolare i materiali raccolti, e sezionarli, senza timore di echi e rumori di fondo risemantizzati. (la cosa dà più fatica in italiano). allo stesso tempo, parlo e anche frammento e scompongo l’inglese da straniero. non madrelingua. con i dubbi, le incertezze e le difficoltà che ne derivano.

ecco, allora:
anche le ossidiane italiane funzionano così (in direzione opposta rispetto a ogni ermetismo). o funziono così io scrivendole. sgretolo i materiali come non parlando da dentro la mia lingua madre. standole a lato. o vivendoci dentro sì ma da straniero. secondo la definizione ormai classica di Deleuze-Guattari, naturalmente, anche.

 §

(2)

in una mail recente in cui mi riferivo a testi di Éric Suchère ho usato un paragone che vorrei riferire anche alle ossidiane. ogni ossidiana è un allaccio mancato, una pertinenza che si smarca da sé, puntuale. come un’asola che avesse per bottone un’altra asola.

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