un post di francesco forte (oèdipus) @ facebook: su simone carella

SIMONE CARELLA (1946 – 2016)
Salerno, 1976. Quarta ed ultima rassegna “Incontro/Nuove tendenze”. Giuseppe Bartolucci proclama a chiare lettere la fine del Teatro Immagine e la nascita di un nuovo indirizzo di ricerca: la Postavanguardia. Dopo aver tenuto a battesimo come critico e «gran patron» la scuola romana (ma non solo) del Teatro Immagine che di Salerno aveva fatto la sua vetrina privilegiata, GB avverte nell’aria una certa stanchezza […]. Ed ecco affacciarsi alla ribalta l’indicazione di una nuova possibile area sperimentale all’insegna della Post Avanguardia . Protagonisti di questa tendenza emergente sono un gruppo di giovani «contro» che si propongono di mettere in discussione tanto il teatro ufficiale quanto l’avanguardia, invocando un radicale rinnovamento scenico a partire dall’azzeramento e dalla rifondazione dello statuto linguistico esistente e dal rifiuto degli spazi deputati (sia gli Stabili che le cantine). […].Le tre anime di questa nuova idea di teatro sono il Carrozzone, fondato a Firenze nel 1972 ad opera di Marion D’Amburgo, Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, lo Stran’amore di Simone Carella, che nel 1975 aveva debuttato al Beat 72 con La Morte di Danton, e l’esordiente Gaia Scienza, gruppo nato nel 1975 dall’incontro di Giorgio Barberio Corsetti, Alessandra Vanzi e Marco Solari. […]
Unica presenza reale e concreta di Autodiffamazione di Carella è una sedia vuota, quasi a voler sottolineare l’assenza del corpo dell’interprete; del resto la rifondazione scenica proposta ed intrapresa da Carella in questo e nei successivi lavori si basa su una ridefinizione dei ruoli tradizionalmente assegnati alla presenza fisica dell’attore, al pubblico, alla componente letteraria nonché al regista che, in quanto autore unico della messinscena, deve poter regolare a priori l’intero allestimento. […]
Protagonista della messinscena diventa la luce, «che sotto forma di proiezioni luminose, di diapositive e filmati misura e definisce le categorie del tempo e dello spazio». Il medium luminoso viene adoperato «per “destrutturare”, per vedere gli elementi uno per uno […]. La luce viene indagata in tutte le sue possibilità […]. Nella drammaturgia di Autodiffamazione il medium luminoso assurge a elemento che concorre in maniera decisiva a determinare l’azione. […] Altro elemento fondamentale nella costruzione dell’azione scenica di Autodiffamazione è il suono; «a differenza della luce che si modifica e si scompone nello spazio, la musica fornisce un flusso continuo, autonomo e parallelo allo scorrere delle immagini che fissa e congela il tempo in un clima di raccolta concentrazione». Luce e suono riescono a fare del luogo scenico una «pura scansione»; il sonoro – un assolo per piano di Keith Jarrett – viene associato alla proiezione, che avviene su due schermi: da una parte una seduta di allenamento di Steve Paxton, dall’altra la ripresa di un concerto di La Monte Young e una foto di Majakovskij. Tali riferimenti derivano dalle «suggestioni mentali, poetiche, emotive, personali» dello stesso Carella, dalle sue «seduzioni personali: io sedotto da me stesso seduco gli altri». […] Il pubblico per accedere alla sala doveva attraversare una soglia sulla quale veniva proiettata l’immagine dei funerali di Pino Pascali. La porta d’ingresso era sbarrata, quasi a voler sottolineare la definitiva espropriazione del ruolo convenzionalmente assegnato agli spettatori. Questa performance, sia nella versione romana che in quella salernitana, «segnala risolutamente che non c’è e non può esserci uno “spettatore” – segno ne è in primis la scomparsa dell’“attore” – in quanto ciò che agisce e un evento minimale molteplicemente proiettato, ripetuto, rafforzato, trasformato». Il pubblico riesce ad addentrarsi nei «percorsi della proiezione» disegnati da Carella attraverso un rapporto nuovo con l’azione, fondato sulla riflessione, l’analisi e l’occupazione mentale dello spazio scenico. […]

(fonte principale: Mimma Valentino 2015)